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Le Vibrazioni, gli “operai” del rock: “Adesso siamo tanta roba!” L'idea di un'esibizione nella lingua dei segni parte da... una canzone di Tiziano Ferro 17-02-2020

Le Vibrazioni arrivano nel Reward Music Place dopo aver sfiorato il podio a Sanremo. La band racconta com'è nato il successo di “Dov'è” e la sua ricerca della felicità: Francesco Sarcina e i suoi compagni ripercorrono il passato, dagli inizi all'ultimo Festival passando per la reunion avvenuta proprio sul palco di Radio Italia. Insieme ai nostri Mauro Marino e Manola Moslehi, però, anticipano anche cosa ci sarà nel futuro de Le Vibrazioni.

Al Festival di Sanremo avete unito pubblico e critica con un brano di grande successo. C'è la sensazione di aver raccolto meno di quello che vi aspettavate?
Dopo il primo posto, all'inizio, c'è stato un attimo di esaltazione, però il podio è ben messo: è forse il primo Sanremo che mette tutti d'accordo! Comunque siamo stati primi per 24 ore, abbiamo festeggiato! Il Festival serve anche a questo: l'importante è che la canzone funzioni quando viene accolta dal popolo, deve diventare la colonna sonora dello stato d'animo. Ed è stato così, quindi siamo molto contenti.

Questa canzone ha anche un testo importante...
Ovviamente parla della ricerca della felicità perché purtroppo, nella vita, accadono cose che portano a chiedersi: 'Ma perché proprio a me?'. Siamo in un'epoca in cui siamo circondati da illusioni e falsi valori, tutte situazioni in cui rincorri la felicità senza raggiungerla. Quando ti arrivano le 'mazzate', sei così a terra che tutto si cancella e c'è un ritrovamento dei valori veri. La gioia, quindi, si ritrova nelle cose più vicine e semplici, nelle cose più piccole.

Nel video di “Dov'è”, avete un completo bianco, in un paesaggio quasi lunare. Da chi è partita l'idea?
Dal nostro manager, ci ha portato a Fuerteventura 'in vacanza'. Da lì, in realtà, è iniziato l'inferno ma, per fortuna, il risultato è molto buono. Ha sempre a che fare con il concetto di deserto, quindi della purificazione: ti rendi conto del perché i libri sacri arrivino da quei luoghi, hai tutto senza avere niente.

A Sanremo, avete avuto il merito di portare sul palco la lingua dei segni nella persona di Mauro Iandolo, figlio di genitori non udenti...
Diciamo sordi, tranquillamente. Il web a volta funziona: casualmente, abbiamo visto un video in cui lui faceva nella lingua dei segni una canzone di Tiziano Ferro. Volevamo capire se potesse essere ospite e l'abbiamo invitato: lui pensava fosse uno scherzo per il suo compleanno! Dopo aver provato, abbiamo subito capito la potenza. È una danza vera e propria: cantando nella lingua dei segni, lui trasmette empaticamente il testo. È stata una cosa magica. Non a caso, 'Dov'è' è stata scritta per persone che affrontano sofferenze vere, non banalità.

Nella serata delle cover avete scelto di cantare “Un'emozione da poco” di Anna Oxa. Come mai?
Innanzitutto bisogna dire grazie a chi ci ha fatto fare questo viaggio tra le canzoni storiche di Sanremo. Abbiamo intrapreso un percorso di ascolti notevole: avevamo una lista di almeno 20-30 brani tra cui scegliere non è stato facile. Il brano di Anna Oxa era anche nel film “Lo chiamavano Jeeg Robot”, cantata da un uomo in versione rock.  La canzone, in origine, era scritta da due uomini e cantata da una donna; interpretata da un uomo assume un altro significato. Quindi volevamo rifarla in una nuova versione spettacolare: chiudeva un cerchio, da 'Così sbagliato' a 'Dov'è'. E poi Vessicchio ha fatto un grande lavoro!

Proprio con Peppe Vessicchio, sarete dal vivo a partire dal 17 marzo. Avete organizzato un tour con l'orchestra.
Sì, un'orchestra di 21, forse 22 elementi. Sono archi scritti, diretti, arrangiati, prodotti e messi insieme da Peppe Vessicchio, che a Sanremo ha avuto più applausi di noi! Siamo stati molto protetti e ci ha dato grande sicurezza.

I fan devono abituarsi solo a questi singoli o arriverà un album?
Uscirà, ma sono arrivate troppe cose insieme. C'è stato anche Sanremo a portarci via del tempo: pensavamo di farlo uscire in primavera, ma forse non ce la faremo. 'Dov'è' sarebbe il sesto o settimo singolo rimasto fuori da un album: è come se avessimo fatto un disco in questo tempo!

Adesso siete tutti padri di famiglia. È complicato gestire questa situazione da musicisti?
È una fantastica avventura, ma vediamo meno i nostri figli. Quando siamo a casa, però, dedichiamo molto più tempo: tante volte, al pomeriggio, capita di essere da soli al parco in mezzo a tante baby-sitter.

Ma oltre 20 anni fa pensavate di arrivare a questo punto?
Così no! Abbiamo iniziato a farlo col sogno di raggiungere qualcosa: le prove con 3 persone ci sembravano già un concerto. Tutto il resto è arrivato dopo, con alti e bassi: la famosa gavetta ti fa arrivare con le spalle larghe anche quando le cose non vanno benissimo. Noi siamo degli operai, lavoriamo e poi torniamo. La fortuna è che adesso, quando torniamo a casa, rivediamo i nostri figli. È proprio il top!

Siete tornati con una reunion a Palermo, nel 2017, a RADIO ITALIA LIVE - IL CONCERTO. Siete migliorati dopo la pausa?
Le Vibrazioni adesso sono 'tanta roba'! Siamo maturi, senza quell'ansia di prestazione che forse un tempo avevamo. Cerebralmente siamo peggiorati, è evidente!


L'anno dopo, siete stati anche in Piazza Duomo a Milano: giocavate in casa!
È stato bellissimo, ma anche la Sicilia è stata una grande cosa: è una terra che ci ha sempre accolto con calore. Palermo è uno di quei posti in cui ci siamo lanciati anche sulla gente, e proprio da Palermo partiremo con il nostro prossimo tour!

Autore:
Andrea Basso
17-02-2020 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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